Metropolis *migrato*

I luoghi di lavoro del futuro

 

 

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LUOGHI DI LAVORO DEL FUTURO

Spazi flessibili per l’ufficio del sapere diffuso

di Andrew  Harrison  – Ricercatore, consulente e fondatore di Spaces That Work Ltd

Les Hutton – Scrittore,  editor  e copywriter

Da alcuni anni a questa parte, la fisionomia del nostro lavoro e il luogo in cui lo svolgiamo sono stati al centro di profonde trasformazioni, che hanno interessato sia il modo in cui lavoriamo, sia ciò che facciamo, sia il luogo dove svolgiamo la nostra attività. Dopo decenni di grande enfasi su uffici prestigiosi e sedi di rappresentanza d’alto profilo, oggi la tecnologia sta modificando il nostro modo di lavorare: dalla staticità alla flessibilità, dalla rigida prescrizione al dinamismo. La rivoluzione digitale, frutto del parallelo progresso delle tecnologie informatiche e dei sistemi di telecomunicazione, sta dando vita a una nuova economia della conoscenza. Una rivoluzione epocale che, al pari di quella industriale, sta mutando profondamente il nostro modo di vivere, le nostre prospettive e la percezione del tempo libero e di lavoro e dello spazio per esempio come sviluppo urbano e funzionalità delle città stesse. Sull’onda della rivoluzione digitale, l’ufficio tradizionale è solo uno dei tanti modelli  nel panorama sempre  più mute- vole dell’uso dello spazio. Con il variare delle esigenze legate al luogo di lavoro, appare chiaro che l’ufficio del futuro sarà uno spazio duttile, diffuso, condiviso e versatile per un utilizzo sempre più creativo permeabile e flessibile.

L’EVOLUZIONE DELL’UFFICIO

Da sempre, le trasformazioni economiche  e tecnologiche e i fattori a esse connessi modellano  i nostri ambienti di lavoro. Edifici monolitici come i grattacieli che per anni hanno ospitato la forza-lavoro di aziende prestigiose nei paesi industrializzati rispondevano ai bisogni di un mercato in espansione che le fabbriche, le istituzioni e l’edilizia industriale non erano più in grado di soddisfare. “L’ufficio”, nella sua accezione tradizionale, è nato per sopperire alle necessità di una classe media in forte ascesa nel quadro di un sistema organizzativo basato sulla gerarchia. Con il tempo, questo modello si è trasformato sulla scia di cambiamenti sociali, politici, economici e tecnologici: ha cambiato forma, funzione e, fondamentalmente, significato. Dalla nascita della società postindustriale e della “cultura dell’ufficio” negli anni Cinquanta, fino agli anni Settanta e alle ristrutturazioni aziendali degli anni Ottanta, l’ufficio è sempre andato incontro alle esigenze dei lavoratori. A partire dagli anni Novanta, nuove forme di comuni- cazione elettronica hanno scandito l’inizio di una nuova era per il luogo di lavoro: l’informatica concedeva più libertà al personale dell’azienda, il cellulare permetteva di uscire dai confini fisici dell’ufficio e i nuovi modi di comunicare proiettavano  il luogo di lavoro verso una collaborazione su scala globale. Il progresso tecnologico, la sempre maggiore mobilità individuale e le diverse esigenze legate all’ambiente che ci circonda hanno portato a nuove modalità lavorative, segnando l’inizio della fine degli uffici tradizionali come unica soluzione possibile. I numerosi cambiamenti nel campo delle comunicazioni e della tecnologia hanno finito per coniare una nuova moneta: la “conoscenza” e, insieme a questa, hanno plasmato una nuova forza lavoro: i “lavoratori della conoscenza”, il cui prodotto è intangibile, frutto del pensiero. In considerazione del diffondersi degli strumenti digitali e della peculiare attività svolta dal lavoratore della conoscenza, quest’ultimo ormai emancipato da quello spazio tradizionale che è l’ufficio è più incline a frequentare luoghi di lavoro mutevoli. La crescente importanza dell’ufficio diffuso ha eroso rapidamente le convenzioni spazio-temporali che dominavano il lavoro nel XX secolo, equiparando il luogo di lavoro fisico a quello virtuale. Prendendo in considerazione i fattori della produzio- ne, osserviamo che il costo della tecnologia è in rapido calo mentre le risorse umane continuano a essere il fattore più incidente in termini economici, quando invece i capitali investiti in beni materiali rappresentano solo un quarto del valore di mercato di molte aziende. Con queste premesse, risulta imperativo gratificare, trattenere e far fruttare il capitale intellettuale che i lavoratori della conoscenza apportano, mantenendo queste figure chiave sempre connesse all’azienda, dovunque esse si trovino.

IL NUOVO LUOGO DI LAVORO

Un interrogativo sorge spontaneo: come accogliere adeguatamente questa forza lavoro decentrata, in un ambiente dove possa esprimere al massimo le proprie potenzialità? Nel 2002, uno studio di vasta portata condotto dall’organizzazione europea SANE  forniva alcune risposte iniziali alle organizzazioni impegnate ad affrontare la questione di definire e creare infrastrutture pensate ad hoc per una forza lavoro decentrata. Lo studio prendeva in considerazione tre fattori, luogo di lavoro, persone e processi in modo da consentire ai designer, agli sviluppatori e agli esperti di immaginare un ambiente di lavoro che non fosse più necessariamente vincolato a uno specifico luogo. In questo nuovo ambiente lavorativo in cui spazio fisico e virtuale erano una cosa sola, cosa risultava davvero imprescindibile? Quali erano le esigenze dei “lavoratori della cono- scenza” contemporanei? Lo studio che ne è scaturito ha offerto un quadro di riferimento congiunto per la creazione a livello europeo di luoghi di lavoro sostenibili e collaborativi, in cui ambien- te, processi e interazioni umane risultino integrati. Questo studio ha anche messo a disposizione un approccio metodologico per l’elaborazione di un modello virtuale e fisico applicabile a qualsiasi organizzazione. Nel quadro del modello SANE, vengono identificate tre tipologie di luoghi di lavoro—privato, pubblico o ad accesso privilegiato—ciascuna con una diversa modalità di fruizione dello spazio, ma tutte operanti su due livelli, ovvero lo spazio virtuale e lo spazio fisico.

LO SPAZIO PRIVATO: L’UFFICIO È LA CITTÀ

Mentre questa forza lavoro decentrata iniziava a guar- darsi attorno alla ricerca di spazi di lavoro diversi dall’ufficio, le aziende avviavano un percorso introspettivo per ricreare al loro interno esperienze analoghe—in termini spaziali— a quelle normalmente fruibili negli spazi urbani e nelle città: zone tranquille, spazi di lavoro individuali, ambienti ricreativi, cortili, caffetterie. Questo approccio sofisticato e moderno prevede la compresenza di spazi di lavoro privati, pubblici e ad accesso privilegiato all’interno del medesimo edificio. Tuttavia, anche all’interno di un simile contesto,la tipica giornata lavorativa di otto ore sta cedendo il passo a una graduale compenetrazione vita/lavoro che investe ogni momento della giornata, 24 ore al giorno, sette giorni su sette. Nonostante l’interazione vis-à-vis sia stata in parte sostituita dalla sempre maggiore comunicazione virtuale, poter contare su di uno spazio centralizzato offre ancora degli indubbi vantaggi. Il modello “ufficio privato”stimola l’interazione tra colleghi che beneficiano sia di momenti strutturati—meeting nelle sale riunioni e sale conferenze—sia di occasioni di incontro più informali negli ambienti comuni. Questo concetto trova una più decisa applicazione in quegli uffici in cui anche una conversazione informale viene valorizzata in quanto occasione per un’efficace condivisione di idee. Negli uffici contemporanei viene adottato sempre più frequentemente il modello degli spazi condivisi all’interno di spazi di proprietà, consentendo a tutti i livelli organizzativi di trarre beneficio dalla sinergia che si instaura in questo tipo di ambienti. Quest’idea introduce anche un terzo approccio, quello della “coabitazione”, nel quale le organizzazioni met- tono a disposizione spazi comuni per condividere intuizioni, esperienze e risorse.

 SPAZI PRIVILEGIATI E ACCESSIBILI SU INVITO 

Nel modello dello spazio privilegiato, singoli soggetti e piccoli gruppi accomunati da interessi affini condividono uno spazio attraverso un sistema associazionistico di member- ship, previo pagamento della quota relativa. Lanciato negli anni Ottanta e Novanta da fornitori di uffici prestigiosi che compresero i vantaggi derivanti dall’affitto a terzi di spazi dotati di servizi tecnologici, questo modello ha continuato a prosperare nel nuovo secolo, parallelamente all’aumento del numero di lavoratori della conoscenza. Benché i fruitori di questi spazi privilegiati avrebbero potuto lavorare comodamente da casa, in una caffetteria o in uno spazio pubblico, la diffusione di questi luoghi dimostra che il valore della collaborazione—in termini di benefici economici e culturali—rappresenta un forte incentivo. A questo richiamo non rispondono solamente i singoli, ma anche le organizzazioni, sempre più consapevoli dei vantaggi connessi con la riduzione dei costi di proprietà degli immobili e con l’aumento di produttività che si registra grazie a queste esperienze di collaborazione. Si tratta di luoghi di lavoro diffusi a livello internazionale e ispirati al concetto di “spazi terzi”. Pur presentando infinite variazioni sul tema in termini di dimensione, arredamento e servizi eventuali offerti nell’arco della giornata  per un continuum fra svago e lavoro, ciò che accomuna tutti questi spazi è la configurazione stessa degli ambienti, che si articola sempre in spazi individuali per concentrarsi, aree per una permanenza breve o per attività che richiedono collaborazione, sale per riunioni più o meno formali, caffetterie e altri spazi di socializzazione, zone dotate di strumenti tecnologici e servizi di copisteria a supporto del proprio business. Questo concetto trova una più decisa applicazione in quegli uffici in cui anche una conversazione informale viene valorizzata in quanto occasione per un’efficace condivisione di idee. Negli uffici contemporanei viene adottato sempre più frequentemente il modello degli spazi condivisi all’interno di spazi di proprietà, consentendo a tutti i livelli organizzativi di trarre beneficio dalla sinergia che si instaura in questo tipo di ambienti. Quest’idea introduce anche un terzo approccio, quello della “coabitazione”, nel quale le organizzazioni met- tono a disposizione spazi comuni per condividere intuizioni, esperienze e risorse.

SPAZI PUBBLICI: LA CITTÀ È UN UFFICIO

Per alcuni, la città stessa può essere un ufficio. Non essendo più necessario accentrare in un unico spazio tutte le funzioni di un’organizzazione, i vari luoghi di lavoro diffusi nelle città consentono all’azienda di sfruttare a pieno il tessuto urbano nella sua interezza. Luoghi pubblici e semipubblici come parchi, bar, biblioteche, strutture museali e sale d’attesa nelle stazioni si trasformano in uffici, in un processo di creazione di ambienti versatili dove sfumano i confini tra luogo e puro spazio. Questo approccio rende possibile un sempre più frequente allineamento culturale tra i singoli lavoratori, e tra l’azienda e le figure professionali inclini a lavorare in contesti culturalmente affini, in sintonia con il loro gusto estetico e conciliabili con i ritmi di lavoro.

UN LUOGO INTERIORE

 Nell’arco della giornata, tante sono le esigenze: un momento di concentrazione, uno scambio creativo con i colleghi, una conversazione informale. In un luogo di lavoro proget tato sulla base delle attività che vi si svolgono. La crescente diffusione di spazi multifunzionali richiede un adeguato livello di flessibilità in risposta alle esigenze di una platea dinamica di utenti. Le diverse ambientazioni dovranno supportare qualsiasi tipo di tecnologia richiesta in quel momento: schermi multipli o di grandi dimensioni, webcam e dispositivi audio-video, per i quali serviranno impianti di amplificazione e soluzioni illuminotecniche ad hoc, e divisori a disposizione per realizzare delle partizioni. Anche l’arredamento dovrà fare la sua parte: erg0nomico  e facilmente riconfigurabile per adattarsi alle più disparate esigenze. Ciascun elemento d’arredo—sedie, tavoli e partizioni—deve continuare a svolgere la propria funzione configurando ecletticamente ambienti di lavoro diversi, ma pur sempre funzionali alle attività che vi si svolgono. I mobili di design di oggi devono presentare un certo grado di adattabilità per affrontare le sfide lanciate da questo nuovo approccio flessibile al luogo di lavoro. Secondo Despina Katsikakis—tra i principali esperti nella consulenza per la progettazione di ambienti di lavoro— l’arredamento sarà l’elemento caratterizzante dell’ufficio del futuro: “L’ufficio non sarà più una distesa di scrivanie tutte in fila, ma conterrà un’ampia varietà di ambientazioni dai confini sfumati tra spazi individuali, spazi condivisi e spazi pubblici, il tutto a supporto dei processi di innovazione organizzativa. Il luogo di lavoro del futuro, insomma, sarà definito dall’arredamento e dalla sua capacità intrinseca di assecondare spinte dinamiche, agendo da supporto piuttosto che da contenitore costrittivo. Oltre ad essere funzionali e adattabili, gli uffici di un’azienda devono incarnare i valori dell’organizzazione che rappresentano. Quest’espressività—rappresentazione del brand che si esprime attraverso le tre dimensioni dello spazio e che identifica il luogo di lavoro stesso può contribuire a comunicare la cultura e i valori dell’azienda. Espressivo, adattabile e a misura d’uomo: così vediamo il luogo di lavoro del futuro. Uno spazio imperniato sulle esigenze di una forza-lavoro dinamica—forte delle nuove tecnologie nologie e dell’ambiente circostante in grado di rispondere in maniera efficace alle sfide del XXI secolo.

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la famiglia di    poltroncine operative Kinesit di Arper, risponde pienamente alle caratteristiche adatte per un posto di lavoro moderno che deve coniugare ergonomia e qualità visiva, avvicinado l’ufficio al calore domestico.

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Il colore dei pannelli fonoassorbenti alle pareti, possono essere coordinati con  rivestimenti di Kinesit e contribuiscono a rendere più accogliente il luogo di lavoro, di conseguenza ne migliora il rendimento.  ARPER_18970_3

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La famiglia Catifa di Arper,si è arricchita con la versione Catifa Sensit , il meccanismo viene integrato e consente il movimento sincronizzato dell’inclinazione alleviando la zona lombare.

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Il nuovo tavolo Cross di Arper, è perfetto per sale riunioni, ambienti residenziali e spazi di lavoro condivisi, grazie alle diverse combinazioni possibili. Disponibile solo nel colore bianco, il tavolo Cross è atrezzabile con torrette elettriche e lampade da tavolo. Cross è bellissimo in luoghi di lavoro che necessitano di grandi superfici per lavoro in comune o riunione, le dimensioni sono:200×100/240×100/280×100-320×120/360z120-360×135/390×135.

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Abbiamo realizzato postazioni di lavoro utilizzando il tavolo Ponte di E 15 in massello di rovere; una soluzione stranamente poco convenzionale, semplice, ma di sorprendente effetto. Meraviglioso lavorare su un piano in massello naturale.Ponte è disponibile in varie misure fino a un massimo di cm 360.2014_Junges_Buero_0780_HR_300 usm_311_lowres

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Il tavolo Kitos di Usm Haller non ci sembrava interessante, poi considerando che la possibilità di potere cambiare postura durante la giornata di lavoro è diventata una necessità e un bisogno che probabilmente non ci rendiamo conto di avere. Abbiamo cominciato ad apprezzarlo, e incuriositi dai dettagli e dalla sorprendente stabilità, ce ne siamo col tempo innamorati. Il tavolo è regolabile in altezza da cm 64 a cm 130 con un meccanismo pneumatico semplice e silenzioso, la gamma delle finiture dei piani si è notevolmente implementata e invece di metterlo in esposizione, lo abbiano acquistato e lo usiamo per il nostro lavoro quotidiano e non possiamo più farne a meno.

Per il contenimento, la reception e tutto quello che riguarda l’arredo dell’ufficio, il sistema modulare Usm Haller è assolutamente il miglior prodotto sul mercato. Progettato e messo in produzione dal 1965, è realizzato in tubo di acciaio cromato e pannelli di lamiera verniciata in vari colori. La massima componibilità coniugata con eleganza, leggerezza e sostenibilità lo rendono un punto fermo per la nostra proposta di nuovo ufficio. Nonostante abbia compiuto 50 anni la lungimiranza del progetto di allora può essere ora definito “moderno” nel senso più vero della parola. Di seguito una carrellata di ispirazioni.

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Davvero perfetto per ogni ambiente.

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